Punta Roncia: il punto più alto della Valle di Susa

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Chiedendo a tanti abitanti e frequentatori della Valle di Susa, solo pochi sarebbero in grado di indicare correttamente quale sia la montagna più alta della valle. La maggioranza penserebbe al Rocciamelone, ma in realtà è la Punta Roncia con i suoi 3612 metri ad vincere questa piccola contesa. Sebbene infatti la cima si collochi in territorio francese, al di sopra del lago del Moncenisio, geograficamente quest’area è a pieno titolo appartenente alla Valle di Susa e pertanto a lei spetta il titolo.

Siamo stati tante volte al lago del Moncenisio, in tutte le stagioni e per salite molto diverse tra loro, per difficoltà e lunghezza. L’estate scorsa salendo alla Punta Lamet avevamo osservato attentamente la Punta Roncia ed un bel itinerario di cresta che permette di toccare la cima in questione e numerose altre sommità (tra le quali la Punta Lamet stessa), che costituiscono una barriera naturale a Nord-est del colle del Moncenisio.

Da Nord verso Est (direzione seguita anche nell’itinerario) è possibile incontrare:

  1. Sommet de la Nunda 3079 m
  2. Signal du Grand Mont Cenis 3377 m
  3. Pointe de Ronce (Punta Roncia) 3612 m
  4. Pointe du Vieux 3464 m
  5. Pointe du Chapeau 3419 m
  6. Pointe de la Haie 3452 m
  7. Pointe du Lamet 3504 m
  8. Signal du Lamet 3480 m
  9. Signal du Lac 3428 m

Una bella cavalcata, quasi sempre in cresta, che è possibile percorrere in giornata partendo dal comodo parcheggio del Plan des Fontainettes. In una bella e calda mattinata autunnale, forse la stagione migliore per affrontare questo itinerario, abbiamo iniziato a percorrere il sentiero che sale verso il forte Roncia, verso le 7:00. Con grande sorpresa ci supera dopo pochi metri un ragazzo francese, che sale lungo il nostro stesso percorso e che resterà davanti a noi per tutta la giornata. Fino al Colle del Lupo il percorso è agevole, numerosi tornanti permettono di guadagnare quota e fin da subito si hanno bellissimi scorci sul massiccio degli Ambin e sul lago del Moncenisio. Arrivati al colle in meno di 2 ore, rapidamente tocchiamo la Sommet de la Nunda, facilmente riconoscibile per la presenza di un ripetitore sulla sua cima. Questa è l’unica deviazione di tutto il percorso, infatti dal colle bisogna salire per una decina di minuti in direzione Ovest.

Tornati sui nostri passi, non abbandoneremo più il lungo crestone per il resto dell’escursione, che presenta il tratto più impegnativo proprio nel tratto che conduce alla sommità del Signal du Grand Mont Cenis. Nel complesso si può valutare il percorso in senso escursionistico, dal momento che non si utilizzano quasi mai le mani, se non in un paio di brevi passaggi. I panorami che la giornata ci regala sono notevoli, tanto da vedere oltre alle montagne della zona, anche i 4000 più famosi delle Alpi. Sembra incredibile, ma distinguiamo chiaramente la doppia piramide del Dom e del Täschhorn, che si trovano a qualche centinaio di chilometri di distanza. Un bel crestone di sfasciumi piuttosto comodi conducono prima in cima alla Punta Roncia, punto più elevato della giornata, e poi anche oltre la cima, in direzione della Pointe de Vieux e della Pointe de Chapeau, che si oltrepassano senza particolari sforzi. L’ultimo piccolo o grande ostacolo è costituito dalla risalita alla Pointe de la Haie, circa 250 metri di dislivello che, dopo una cresta così lunga, si fanno sentire. Il raggiungimento in serie della Pointe su Lamet, del Signal du Lamet e del Signal du Lac, concludono il computo complessivo del dislivello positivo, superiore ai 2000 metri. La giornata rimane bella, pranziamo in cima alla Pointe du Chapeau, dove veniamo raggiunti da altre tre persone che avevano effettuato lo stesso percorso (incredibile trovare un’affluenza così alta su queste montagne!).

 

La discesa più comoda permette di ritornare al Plan des Fontainettes, effettuando un lungo traverso in direzione Nord prima e Nord-ovest poi. Un’evidente traccia permette di superare un primo ghiaione, ma, raggiunta una zona erbosa sottostante, a circa 2700 metri, sparisce completamente. Le nuvole riducono sensibilmente la visibilità, ma con un po’ di orientamento, riusciamo comunque a raggiungere prima il forte Roncia e poi la macchina, dopo circa 8 ore, senza sbagliare direzione.

Una bella giornata di montagna su un percorso lungo ma certamente consigliato. 

 

Un angolo magico delle Alpi: Tête de la Casille, Massiccio dei Cerces

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Uno dei luoghi più belli in cui fare visita in autunno nelle Alpi Occidentali è, senza dubbio, il Massiccio dei Cerces, nel dipartimento delle Hautes-Alpes, in Francia. I colori ed i panorami che offre sono notevoli e la presenza di belle montagne spesso ci ha portati in queste vallate selvagge.

La Tête de la Casille era già stata la meta di una nostra escursione l’anno scorso. A causa di un errore non avevamo però trovato il corretto percorso di salita e ci eravamo fermati non lontano dalla vetta. Spinti dalla bellezza del luogo e da previsioni meteo buone, abbiamo riprogrammato la salita anche quest’autunno.

La giornata non inizia nel migliore dei modi, qualche fiocco di neve infatti ci accoglie al parcheggio di Laval (Nevache). Questo fatto non ci scoraggia e ci mettiamo in cammino, inizialmente seguendo il bel sentiero verso il Lac des Beraudes, in seguito lungo un’esile traccia che permette di raggiungere un pianoro erboso, collocato più a Sud rispetto al lago sopra citato. Il sentiero diventa più evidente entrando in una piccola pietraia, in cima alla quale si tocca il Lac Rouge, fantastico (ma piccolo) specchio d’acqua, collocato in un bacino naturale e contornato da ardite guglie rocciose. Si prosegue sempre verso Sud, si incontra un agevole ghiaione, dove una traccia marcata supera un primo dosso, dunque un tratto con maggiore pendenza, fino a toccare un evidente colle posto a 2900 metri. Finalmente le nuvole che ci avevano accompagnato fino a questo punto lasciamo spazio a qualche occhiata di sole, che non ci lascerà più per il resto della giornata. Come era accaduto anche l’anno precedente, anche in questa occasione, in prossimità del colle incontriamo un ampio gruppo di docili stambecchi, per nulla infastiditi dalla nostra presenza. 

 

Dal colle si prosegue in direzione Est ed un breve tratto pianeggiante conduce alla base di un breve salto roccioso, che si supera senza difficoltà. Dopo aver costeggiato la cresta rocciosa sul versante Sud, se ne raggiunge la sommità dove questa si fa più ampia e facile. Ancora pochi metri di dislivello ci permettono di toccare l’anticima, costituita da una cupola di sfasciumi ed infine la croce di vetta, posta al di sopra di alcune rocce rotte. Dopo aver firmato il libro di vetta, torniamo al colle per un ottimo panino in compagnia dei camosci e quindi alla macchina, concludendo così una bella giornata di montagna. 

 

Col de l’Etroit du Vallon: una bella escursione per l’autunno.

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L’estate ha lasciato da poco spazio alla stagione autunnale. In montagna i colori cambiano rapidamente, gli alberi ingialliscono, i prati perdono il loro verde brillante ed i pascoli in alta montagna acquistano sfumature uniche. Se la natura cambia aspetto, acquistando una veste nuova, così mutano anche le presenze umane nelle valli alpine. Sembra quasi che le persone vogliano concedere alla montagna un periodo di tregua, prima di prenderla d’assalto con l’arrivo della neve. Ecco dunque che località molto frequentate fino a poche settimane prima, diventino il luogo perfetto per escursioni avvolte dal silenzio e dal solo rumore del vento tra gli alberi. La Valle Stretta, sempre più località conosciuta al grande pubblico, si inserisce perfettamente in questa descrizione e così i mesi di settembre ed ottobre sono spesso sfruttati da noi per farle visita.

Settembre regala sempre giornate bellissime, a volte calde, in altre occasioni sferzate da un gelido vento. In questo frangente un tiepido sole ci ha accompagnato in questa salita verso un colle di questa vallata meno conosciuto, ma collocato in un luogo bellissimo ed appartato. Il col de l’Etroit du Vallon, pur collocandosi dirimpetto a Guglia Rossa, non condivide con la cima il grande affollamento, tanto da non avere nemmeno un sentiero particolarmente evidente che lo raggiunge. La prima parte del percorso è condivisa con la classica salita al Col des Thures fino al Lac Chavillon, luogo bellissimo soprattutto per i riflessi che il lago permette di godere. 

Da questo punto, che può costituire una degna conclusione di una breve escursione, si lascia il sentiero che prosegue verso Guglia Rossa, per risalire verso destra un dosso erboso, sopra la cui sommità si nasconde una secondo specchio d’acqua altrettanto interessante, il Lac Bellety. A causa della minor frequentazione, questo piccolo lago regala scorci ancora migliori del precedente, in particolare verso l’alta Valle Stretta ed il gruppo dei Re Magi. In prossimità del lago è presente anche una ceppo di legno, luogo di visita per molti gruppi scout. 

 

La vista del colle anche da qui è preclusa da alcuni dossi erbosi, sebbene la distanza non sia particolarmente elevata. Proseguendo verso la bastiona rocciosa alle spalle del lago, si superano i già citati dossi erbosi sulla destra e si entra in una piccola valletta adducente al passo. Una mezz’ora di cammino e circa 200 metri di dislivello conducono, senza particolari difficoltà, alla meta, segnata dalla presenza di una palina di legno. 

Ci si trova così sopra il vallone che sale da Névache al Col du Vallon, tra la Rocca Riondi a Nord e la Rocca di Thures a Sud, in un ambiente selvaggio, caratterizzato da un panorama molto bello tanto sul massiccio dei Cerces, quanto verso l’Italia. Senza dubbio l’autunno costituisce il momento migliore per realizzare questa bella escursione verso un luogo meno conosciuto della Valle Stretta.