Teté Noire

Written by Team divisionesvago.it. Posted in Bollettino

L’escursione che abbiamo fatto oggi ci ha portato in Francia nel territorio del comune di Nevache, nella regione Provenza Alpi Costa Azzurra.
Superato il centro abitato in direzione Laval, lasciamo l’auto nei pressi di “Pont du Rately”.

Le indicazioni per raggiungere il Refuge Buffére (GR57) e poi l’omonimo colle sono presenti poco dopo il ponte in legno; il sentiero parte a quota 1750 m e sale abbastanza ripido nella prima parte per poi abbattersi nelle vicinanze del rifugio.
In circa due ore siamo al Colle delle Buffére a 2472 m che offre una spettacolare vista sulla Grand Area, su Montagne des Agneaux e sulla Tete Noire, la nostra meta.

Raggiunto il colle occorre piegare decisamente a destra, risalendo pendii erbosi ripidi fino a portarsi su di una spalla che, percorsa in direzione della cima, ormai evidente, ci permette di scendere sul ghiaione sottostante la Tete Noire.
Si perdono almeno 70 metri per imboccare la traccia che, rimane abbastanza visibile malgrado non sia percorsa da molti escursionisti.
Recuperiamo un po’ di metri e siamo poco sotto al cima: un breve tratto di roccette e… il panorama è assicurato.

Lo sviluppo è di circa 14, 5 km in quanto dal rifugio al colle si cammina praticamente in piano ma, malgrado questo, alla fine della gita il dislivello positivo risulta essere di 1280 m

Gran Serous: la “sentinella” di Valle Stretta

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Domenica 8 Maggio decidiamo di salire una montagna che abbiamo sempre guardato con “ammirazione” per la sua posizione dominante sulla Valle Stretta: il Gran Serous.

Di per sè la salita non presenta difficoltà alpinistiche particolari ma in questo mese di Maggio il Gran Serous si presenta ancora con la neve che rende quindi l’ambiente affascinate e certamente l’ascesa più “delicata”.
Tra l’altro l’odierna giornata è caratterizzata da una notevole incertezza metereologica con possibili piovaschi.

Lasciata l’auto a Grange di Valle Stretta raggiungiamo, seguendo il sentiero estivo, la Maison de Chamois e, attraversato il torrente, ci spostiamo per prati fino alla base detritica della bastionata rocciosa volendo percorrere la cresta sud-est fino alla punta Ettore Mattiolo.
Le nuvole non ci permettono di individuare immediatamente il canalino: saliamo il conoide detritico e con il solito intuito di Fede, siamo all’imbocco del canalino, completamente innevato.
Sono pochi metri ma la roccia è sdrucciolevole e la neve non portante: decidiamo di legarci, metterci il caschetto e iniziare la salita.
Sbucati dal canalino non si vede nulla: le nuvole sono aumentate ma noi vogliamo salire in cima: il terreno è molto scivoloso e occorre procedere con prudenza; raggiunta la parte rocciosa della cresta il percorso diventa divertente.

La neve nella parte alta è più presente e per nulla portante: si sprofonda facilmente, ma con un po’ di energia siamo in cima.
Inizia a nevischiare: l’ambiente sembra ancora “più montagna”. L’idea di raggiungere la cima chiamata Giraffa che, mentre salivamo avevamo pensato, vista la situazione climatica, la abbandoniamo e decidiamo di scendere.
Sempre con attenzione superiamo il tratto esposto e raggiunta la base del canalino ci prendiamo una pausa per mangiare un dolcetto e fantasticare sulle prossime uscite: le idee e le proposte non mancano.

Fede, da vero bardonecchiese e da grande amante delle montagne di casa, snocciola con Simo un sacco di proposte estive; ci siamo questo è il nostro modo di stare in montagna: semplice, vero…in amicizia.
Inizia a piovigginare è meglio che ripartiamo: ghiaione veloce e poi prati con un po’ di neve e inizi di fioriture meravigliose oltre alla compagnia di un branco numerosissimo di camosci che avevamo già incontrato alla mattina.
Percorriamo a ritroso il cammino fino a raggiungere nuovamente la Grange della Valle.

In montagna bisogna avere sicurezza!

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Tutti abbiamo sentito parlare nei mesi scorsi delle vicende avvenute sul K2 dove diversi alpinisti hanno trovato la morte; questo avvenimento fa riferimento a un alpinismo a livelli estremi ma, nonostante ciò, da qui ognuno di noi può e deve trarre un insegnamento.

Guardando a questa vicenda da un punto di vista umano prima ancora che alpinistico, risulta chiaro come questi uomini e donne hanno provato a superare un limite posto loro dalla natura stessa che in fin dei conti si è imposta.

Guardando al nostro piccolo, abbandonando la catena himalayana e guardando ad esperienze che ognuno di noi potrebbe vivere lungo le Alpi, dobbiamo mettere in pratica questi insegnamenti.

Ogni uscita in montagna potrebbe porci dei limiti: nella condizione fisica, nella situazione meteo o nella qualità della neve, e questi vanno letti e soprattutto non vanno ignorati! Quando ci si trova davanti a condizioni avverse, di natura o personali, spesso è meglio abbassare il rischio tornando a valle piuttosto che cercare ostinatamente un risultato elevando il rischio a livelli estremi.

Dato che le montagne sono eterne ci sarà sempre una seconda possibilità di poter raggiungere la loro vetta con una maggiore tranquillità. Affrettare i tempi mettendo a repentaglio la nostra sicurezza e quella degli altri creerebbe solamente un grande e inutile pericolo!

Per poter superare determinati ostacoli e arrivare a ottenere le gioie della montagna, come conquistare la vetta o potersi godere il panorama, serve avere prima di tutto la sicurezza senza la quale ognuno di noi andrebbe incontro a rischi insormontabili.