Rochers Cornus

Difficoltà:
Tempo di salita: 1 giornata
Periodo consigliato: da metà Giugno ad Ottobre
Altezza: 3170 mt. (Punta Noci)
Punti d'appoggio: nessuno

È il frastagliato tratto di cresta spartiacque compreso tra il Passo dei Rochers Cornus ed il Passo della Rognosa e che ha nome appunto di Rochers Cornus. La cresta, che prende in realtà inizio dal Bric del Mezzodì, ha andamento da S-E a N-O ed è costituita da quattro sommità abbastanza individuabili: P. Mariannina Levi 3150 m. P. Francesco Stura 3160 m. P. Sergio Noci 3170 m. P. Piero Costantino 3122 m. La prima ascensione delle punte Stura e Levi avviene il 25 maggio 1911 da parte di Lorenzo e Mario Borelli, Piero Girardi, Pompeo Viglino e Carlo Virando; mentre le punte Costantino e Noci vengono raggiunte il 15 giugno 1911 da i fratelli Borelli, Edgardo Dubosc e Carlo Virando. Infine il 14 settembre sempre dello stesso anno, i fratelli Borelli concludono le loro esplorazioni con la traversata integrale partendo dal Passo dei Rochers Cornus. Le tre cime più alte ricordano gli alpinisti Costantino, Noci e Stura caduti nella primavera del 1923 sulla Rocca Patanua, la quarta cima è dedicata invece a M. Levi travolta da una slavina il 31 gennaio 1926 sul versante francese del Colle della Rho. La cresta può essere traversata in entrambi i sensi e rimane una delle più belle ascensioni della Val di Susa. Senza dubbio la traversata con le maggiori difficoltà è quella che prende inizio dal Colle della Rognosa, in particolare per un esposto e delicato tiro presente sotto la Punta Noci. Per entrambi gli itinerari è consigliata un’adeguata attrezzatura ed una buona esperienza in questi ambienti.

It. A (da S-E a N-O, partendo dal colle della Rognosa, passaggi di IV +): risalendo lungo le ripide e strette svolte della carrozzabile che porta al Colle del Sommelier, lasciare l’auto nel piccolo slargo che si trova sull’ultimo tornante visibile dal rifugio Scarfiotti e che poggia verso il corso d’acqua che scendo fino allo stesso (vedere foto), grazie ad un ponticello attraversare il suddetto rio e proseguire seguendo i recenti segnavia che permettono di superare dolci colline erbose sino a giungere ad una palina recante informazioni sulla conformazione geologica delle montagne con relativa mappa. Da qui piegare decisamente a destra e proseguire in direzione di una piccola balza rocciosa sotto la parete della Rognosa d’Etiache, che si supera prima diagonalmente e poi successivamente con un canalino di sfasciumi che permette di raggiungere una evidente pietraia sulla destra della vallata. Proseguire all’interno di questa ed attraversare a seconda della stagione anche alcune lingue di neve, sino a risalire il vallone spostandosi progressivamente sulla sinistra della vallata (verso i Rochers Cornus ed abbandonando il lato della Rognosa). Giunti sotto il colle risalire più possibile a sinistra (destra orografica, rimanendo sempre sotto la bastionata dei Rochers Cornus), per raggiungere abbastanza faticosamente il colle d’Etiache (ad inizio stagione potrebbero essere utili i ramponi) in 2 h circa. A questo punto ci si trova sotto un evidente spaccatura che ha nella sua parte più alta un masso incastrato sotto il quale si è costretti a passare (da questo momento è consigliato legarsi in cordata). La si risale, fino a giungere alla fine del camino (3 spit lungo il camino), da dove senza ulteriori difficoltà si supera sul lato sinistro un evidente roccione, con al suo interno un grosso buco e si giunge presso la prima punta della cresta, la punta Levi. Da qui si può seguire il filo di cresta mai difficile sino a raggiungere la punta Stura (due brevi tiri attrezzati ciascuno con tre spit), oppure scendere di alcuni metri sul lato italiano e traversare sotto la stessa cima. In entrambi i casi, o disarrampicando dalla cima (passaggio aereo) o rimontando da sotto la stessa, si giunge presso una piccola breccia dove è stata collocata una piccola croce. Qui si trovano i due tiri più interessanti della cresta, attrezzati anch’essi con diversi spit. Il primo, di terzo grado, consiste nel superare un breve salto roccioso ed un seguente camino, manigliato; il secondo invece che si trova poco dopo, prevede di salire un blocco di roccia chiara, questa volta senza molte prese per le mani (passaggio molto esposto, 4C). Da qui senza ulteriori difficoltà si raggiunge punta Noci, la cima più alta delle quattro. Proseguire quindi scendendo un breve salto di roccia sul lato destro e superando facili cenge, che permettono di giungere ad un ampio intaglio tra la punta Noci e la punta Costantino. Compiere quindi un lunga diagonale sotto la evidente bastionata di punta Costantino, per poi risalire sul filo di cresta ed aggirando i diversi spuntoni di roccia, raggiungere l’ultima punta della cresta, punta Costantino, appunto. Oramai senza difficoltà continuare sempre sulla cresta, in direzione del passo dei Rochers Cornus (abbastanza evidente poco sotto il Gros Peyron), abbassandosi gradualmente di quota e proseguendo sulla sinistra (evitare un evidente canale che si incontra in un primo momento e che scende verso destra). Raggiunta una calata di 25 m (già pronta), eseguirla e toccare infine il passo precedentemente citato.

Discesa (it. A): dal colle scendere in direzione del Bric del Mezzodì, prima in un’ampia pietraia abbastanza mobile e poi su pendii erbosi che conduco alla base del Bric del Mezzodì, in un ampio vallone compreso tra lo stesso e la cresta S-O del Gros Peyron. Piegare quindi gradualmente a sinistra (costeggiando il Bric del Mezzodì alla base) ed attraversare un ampio ghiaione, al termine del quale si ritorna sul sentiero (è lo stesso abbandonato durante la salita), che permette di ritornare alla macchina (1h30’ dal colle).

It. B (da N-O a S-E, partendo dal passo dei Rochers Cornus, passaggi di III +): lasciando la macchina sempre nello stesso luogo (vedi sopra), proseguire sul sentiero che prende inizio dal ponticello per i pendii erbosi che si incontrano fin da subito, senza mai abbandonare il sentiero. Superare l’evidente palina e lasciare il sentiero solo dopo aver superato la cresta del Bric del Mezzodì, molto evidente durante tutto il percorso. Piegare decisamente a destra e risalire il ghiaione che si prosegue all’interno della vallata tra il Bric del Mezzodì ed il Gros Peyron. Risalirlo tenendosi sulla sinistra della vallata per rimontare un evidente dosso che permette di riportarsi appena sotto il passo dei Rochers Cornus. Guadagnare il passo e dirigersi verso la cresta dei Rochers Cornus, facilmente individuabile sulla destra del passo. Rimontare un facile canale che conduce sull’aereo filo di cresta; nel caso fosse colmo di neve si possono superare, in alternativa, le facili e articolate placche sulla destra idrografica. Un breve tratto di cresta (ampia) conduce sulla prima punta, P. Costantino, dalla quale, mantenendosi sempre sul filo del crinale, si raggiunge la P. Noci. Anche questo tratto è evitabile sulle cenge del versante meridionale, più facili. Scesi alcuni metri ad E della P. Noci, si giunge sopra un caratteristico spigolo piatto leggermente inclinato verso S, conosciuto come diedro giallo. Lo si scende con una corda doppia di 15 m. Nel tratto seguente si scavalca un torrione (anche qui doppia attrezzata) portandosi al colletto Noci-Stura. Proseguire sempre sul filo di cresta toccando la P. Stura con aerea arrampicata. Abbassandosi per la cresta accidentata ed evitando qualche passo sul lato italiano, si perviene al colletto Stura-Levi. Da qui si vince lo scosceso e stretto spigolo che precede l’antecima e la P. Levi. La cresta scende ripida (III) fino al Passo della Rognosa; la si percorre fedelmente aggirando sul versante francese un marcato dente roccioso (4h dal colle dei Rochers Cornus).

Discesa (it. B): dal Passo della Rognosa scendere verso S-O nel vallone omonimo e percorrerlo passando sotto il versante S-E e la cresta S-O del Bric del Mezzodì; poggiando a destra si superano le grosse rocce ed i pendii di zolle erbose della bastionata che circonda il pianoro dal quale è facile riprendere il sentiero utilizzato già in salita (1h15’ dal colle).