Roc del Boucher

Difficoltà: 3/5
Periodo consigliato: Giugno-Ottobre
Tempo di salita: 4h
Punti di appoggio: Nessuno
Altezza: 3285 mt.

Il Roc del Boucher è una delle principali cime dello spartiacque che divide la Valle Argentera e Ripa dalla Valle del Thurès. Il nome significa letteralmente dal francese “Roccia del Macellaio”, anche se nelle vecchie carte era definito come Roc del Balmas. Non si hanno molte informazioni circa la prima salita di questa vetta, si è però venuti a conoscenza del fatto che l’11 agosto 1889 alcuni cacciatori e cartografi raggiunsero la cima di questo monte per collocarvi un segnale trigonometrico. Secondo la classificazione SOIUSA, la sommità si trova nelle Alpi Cozie, sottosezione Alpi del Monginevro, gruppo della Ramiere-Merciantaria. Lo spartiacque precedentemente citato vede nella Punta Ciatagnera la maggiore elevazione (3295 mt.), ma risultano importanti anche la Punta Clapiera (3249 mt.), la Cima Pelvo (3266 mt.) e la Punta Serpentiera (3267 mt.) verso Sud-Est ed il Monte Gran Roc (3121 mt.), la Punta Muta (3070 mt.) ed il Monte Furgon (2819 mt.) verso Nord-Ovest. La cima che si raggiunge attraverso questo itinerario non ha una struttura semplice, tanto che i suoi versanti sono molteplici, così come le creste che muovono dalla sua sommità. Un primo crestone prosegue verso il Monte Gran Roc in direzione N-O, mentre la nostra sommità scende in direzione E fino a quota 3265 mt. per poi dividersi ulteriormente, da un lato raggiunge la Gran Cima (3152 mt.) grazie alla cresta E-N-E, mentre con quella S-S-E tocca a quota 3100 mt. il Colle del Boucher. Un ultimo costone roccioso è il S-O, quello maggiormente caratterizzato da pietrame, tanto da dividersi in numerose balze rocciose. Proprio per la grande frammentarietà della sommità, i valloni che se ne discostano sono numerosi, il primo si presenta roccioso e scende ripido verso la Valle della Ripa in direzione N-E, sempre verso il versante orientale se ne sviluppa un secondo, che presenta però numerosi detriti; si dirigono verso la Valle del Thurès invece il versante S e quello O, il primo non ha particolari asperità, che invece caratterizzano il meridionale. Sulla cima è presente anche una piccola croce, su cui si può leggere agosto 1979.

Accesso stradale: Dall’A32 Torino-Bardonecchia, prendere l’uscita di Oulx e proseguire in direzione Cesana Torinese lungo la SS24 del Monginevro. Raggiunto questo abitato, continuare fino a Bousson, seguendo le indicazioni per Sauze di Cesana; imboccare a questo punto una strada asfaltata che sale verso destra per toccare il paesino di Thuras. Abbandonata la strada asfaltata proprio alla base dell’abitato sopracitato, avanzare fino a Rhuilles grazie ad una sterrata che mai presenta difficoltà per le auto. Dopo Rhuilles, la strada diventa più rotta soprattutto lungo i pochi tornanti che permettono di arrivare fino alle Grande di Thuras inferiore, dove bisogna parcheggiare l’auto. Proprio in questo ultimo tratto le macchine più basse potrebbero incontrare qualche tratto più duro e l’utilizzo di un fuoristrada o di un’automobile più alta potrebbe risultare più efficace e sicuro.

Itinerario: Da Grange del Thuras inferiore, proprio dove si colloca il nuovo ponte ricostruito dal Corpo Forestale dallo Stato nel 2014, imboccare la strada sterrata che risulta essere priva di difficoltà per i primi due chilometri, lungo i quali supera circa cento metri di dislivello, fino a toccare Grange Thuras superiore, facilmente individuabili per la presenza di un alpeggio. Proprio in questo luogo si incontra un cartello segnaletico, sul quale si può leggere Punta Ciatagnera, Roc del Boucher. Attraversare il campo sottostante e superare il torrente Thuras grazie ad un ponte di legni stabili e sicuri. Superato questo corso d’acqua la traccia è meno evidente, ma prosegue proprio lungo alcuni pratoni che si sviluppano a fianco del torrente e che devono essere superati obliquamente, quasi in piano. Raggiunto al centro di questa distesa un grande pietrone, sul quale è possibile osservare un vecchio segnavia, guadagnare tre grossi alberi solitari lontani dal resto del bosco; proprio da qui diventa visibile un secondo masso ed alcuni ometti. Terminato il traverso che attraversa il campo erboso, ci si accosta ad un piccolo rigagnolo e si superano con alcune svolte ripide il primo rialzo erboso. Senza un percorso mai molto evidente e obbligato, guadagnare le numerose balze erbose, con pendenze che diventano progressivamente sempre maggiori. Utile soprattutto lungo il percorso di salita un grande masso biancastro, che diventa visibile quasi fin da subito in alto, che permette di non discostarsi dalla traccia corretta e che conduce oltre il primo tratto erboso sempre con pendenza costante, sino a toccare una valletta più ampia (2500 mt. circa). Comincia da questo punto un lungo tratto di itinerario con detriti e rocce, che si possono riscontrare sino alla vetta. Proseguire sino a q. 2850 senza incontrare difficoltà, quando è necessario salire rapidamente e con maggiore pendenza sino ad un’ampia cresta detritica, posta sul lato sinistro di salita. Senza percorso obbligato e aiutandosi con gli ometti in loco è possibili superare gli ultimi trecento metri di dislivello, anch’essi caratterizzati da pietrame che risulta però essere stabile. Si tocca la cima dopo una selletta che divide la croce da un piccolo panettone, collocato oltre la sommità in direzione N-O.

Discesa: L’itinerario di discesa non si discosta da quello di discesa, tanto che lo ripercorre fedelmente (2h30’/3h).

Note: La cima costituisce un’importante meta scialpinistica invernale, mentre nel corso della stagione estiva questa salita è poco ripetuta ed il sentiero ne risente notevolmente. Infatti la traccia in molti punti diventa labile e si perde negli ampi pratoni che costituiscono il lato di salita. È utile pertanto prestare sempre molta attenzione alle poche tacche ormai sbiadite e agli ometti, che favoriscono l’avanzamento. L’ambiente che si incontra è in continuo cambiamento, superata infatti la prima parte del percorso, ci si imbatte in un contesto di alta montagna, che pertanto non deve essere sottovalutato. Sebbene la mancanza di difficoltà e di grande esposizione la faccia da padrone, non si può pensare di affrontare l’ascesa senza la dovuta attenzione. La posizione della cima, ultima grande elevazione dello spartiacque Ripa-Thuras, permette di godere da questa di un magnifico panorama, forse tra i migliori dell’intera valle. Non solo infatti è chiaramente osservabile l’Alta Valle di Susa e le sue sommità, ma anche catene come gli Ecrins, la Vanoise ed il Gruppo del Galibier, risultano facilmente visibili, in particolare nella zona delle Hautes-Alpes svettano la Barre des Ecrins, il Pelvoux, l’Ailefroide, il Pic Sans Nom, la Meije ed ill Pavè. Verso Nord invece si incontrano il Monte Charberton in vicinanza ed il Monte Tabor sullo sfondo. Procedendo verso Est, spiccano la Pierre Menue, la Rognosa d’Etiache, il Vallonetto ed ill Gruppo dell’Ambin. Maggiormente lontani, lo Charbonel, il Roncia ed il Rocciamelone, mentre il Monte Bianco con il suo famoso panettone nevoso fa capolino all’orizzonte. Proprio sopra l’abitato di Sestriere si nota la Rognosa del Sestriere e quindi da Est verso Sud, le sommità della Val Troncea e della Valle Argentera. Anche in questo caso una montagna importante come il Monviso buca l’orizzonte e si mostra con la sua elegante piramide. Infine, chiudendo l’ideale cerchio a 360°, dopo aver superato con lo sguardo la Punta Ciatagnera, si incontra il Pic de Rochebrune, coronato da un’ampia serie di catene secondarie.