Monte Niblè

Difficoltà:
Tempo di salita: 4h30'
Periodo consigliato: da metà Giugno ad Ottobre
Altezza: 3365 mt.
Punti d'appoggio: Bivacco Blais, Rifugio Levi Molinari

È la montagna che si vede maggiormente da Torino e da tutta la Valle di Susa e chiude la testata della Valle stessa verso N-E assieme alla Punta Ferrand con la quale costituisce un trapezio. Si eleva ad E del Colle d’Ambin, a S-S-O della P. Ferrand. Sulle carte francesi è chiamata Pointe de Ferrand con la quota di 3376 m, mentre la P. Ferrand è detta Pointe Niblè, 3341 m. Verso S-E, poi E, proietta il lungo crestone divisorio fra la Valle della Clarea a N e la Valle della Dora a S e sul quale vi sono il Passo e il M. Clopacà, la C. del Vallone 2436 m, la C. Quattro Denti 2106 m e la Cappella Bianca 1386 m. La vetta è formata da una lunga cresta da cui si abbassano tre ampi versanti: quello N-O, parzialmente coperto dal Gl. du Ferrand, quello orientale, detritico, e il S-S-O, dominante la testata del Vallone Galambra.

Dalla sbarra che chiude la carrozzabile che risale il Vallone di Galambra, continuare sulla strada fino a quando attraversa il torrente; si percorre quindi il sentiero che passa nei pressi un masso e si porta sulla destra del vallone risalendolo a lungo. Alternando salite a tratti in falsopiano, poggia progressivamente a sinistra portandosi al centro del vallone dove attraversa un canale (2100 m c.). Il sentiero guadagnata l’opposta sponda, piega a ds. E risale a serpentine un costone erboso parallelo al canale, fino alla fontana costruita nel 1974 dai componenti della squadra del Soccorso Alpino di Exilles, presso un grande masso (Ròch del Còl, quota 2371 m). Si continua a lungo su pendii erbosi che si fanno progressivamente più inclinati; lasciata a ds. la diramazione per il Passo Clopacà e poco dopo quella per il Lago delle Monache (entrambi recentemente ritracciati), si risalgono in diagonale delle rocce un po’ levigate (il passaggio è attrezzato con tratti di cavo metallico). Il sentiero continua tortuoso su terreno malagevole portandosi allo sbocco dello stretto canale culminante con il Colle E d’Ambin (il Bivacco Blais è già visibile da un po’ di tempo) e lo risale a strette svolte guadagnando la depressione. Quando c’è neve gelata l’ultimo tratto diventa un canale molto ripido ed occorrono piccozza e ramponi. Dal colle piegare a ds. (E-N-E) percorrendo le facili rocce della cresta spartiacque, che è fin da subito elementare. Si prosegue sino a Croce Blais, facilmente visibile sulla cresta. Da lì, per evitare un notevole salto roccioso, si deve piegare sulla sinistra e mettere piede sulla neve del rimanente ghiacciaio/nevaio (fino a fine luglio, la neve è molta ed i ramponi sono obbligatori, vista anche la pendenza dell’ultima parte del nevaio). Lo si rimonta parallelamente alla cresta fino a quando dopo aver superato un dosso nevoso, si vede sulla destra la parte finale della cresta, che si raggiunge dopo aver risalito una parte del nevaio molto ripida. A fine stagione, quando la neve si riduce, è possibile lasciare la zona nevosa, in precedenza, poggiando su una fascia detritica sulla ds., che permette anch’essa di risalire sino alla cresta finale. Appena usciti dalla neve, si ritrovano gli ometti di pietra, che conducono in poco tempo sulla cima, costituita da una crestina, che si conclude con alcune croci ed una campana (per raggiungerla bisogna superare un masso che si trova sulla cresta sommitale, scendendo di due passi sulla sinistra, fino a vedere le croci ed il libro di vetta, collocato sul masso stesso).

La discesa si svolge sullo stesso itinerario di salita.