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Il nuovo Rifugio Goûter, un sogno realizzato

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È stato aperto, il 28 di giugno scorso, e a pieno regime il nuovo Rifugio Goûter, aprendo così le porte agli alpinisti con i suoi 120 posti letto (ora pienamente attivi).

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La posizione del nuovo e del vecchio rifugio

Il celeberrimo Refuge du Goûter lungo la via di salita considerata “normale” al Monte Bianco rinasce a nuova vita. La nuova struttura, di forma curiosamente ovale, sorge duecento metri sotto il vecchio rifugio (che verrà demolito), a 3835 metri di quota, ed è in grado di ospitare 120 alpinisti. Di questo “sogno realizzato” dà  l’annuncio Gorge Elzière, presidente della Federazione alpinistica francese, nelle pagine  del periodico trimestrale “La Montagne & Alpinisme” invitando a una “frequentazione armoniosa” del Monte Bianco.

La struttura risponde alle norme Haute Qualità Environmentale (HQE). La prenotazione potrà avvenire, secondo le nuove regole unicamente via internet.

Il Goûter segue di un anno l’inaugurazione del rinnovato e ipertecnologico Gonella sul versante italiano a cura delle sezioni Uget e Torino del Club Alpino Italiano e mentre si discute e si fanno progetti (risorse economiche permettendo) per quanto riguarda l’avvenire del rifugio Torino ormai vetusto e non più in grado di reggere l’assalto del turismo in quota. Naturalmente la nascita di nuove strutture non può che accompagnarsi a regole più rigide per la frequentazione alpinistica del massiccio. Obbligatoria, come si è detto, è per il Goûter la prenotazione e assoluto il divieto di qualsiasi forma di bivacco o campeggio che potrà avvenire con le dovute limitazioni soltanto alla Tète Rousse. “Non si tratta di moltiplicare regole e divieti, ma di promuovere un approccio diversificato e responsabile per questo emblematico massiccio”, sottolinea il presidente Elzière. Perché la salita al Monte Bianco è una faccenda che riguarda esclusivamente loro, gli alpinisti.

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Si sciolgono i ghiacci: più facile navigare verso il mitico “passaggio a Nord-Est”

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Era un sogno che già nel 1553 spingeva Hugh Willoughby a tentare, senza successo, la traversata dello srtetto di Bering.

Solo nel 1879, per la prima volta, Nordenskjold riusci a raggiungere il Giappone dopo essere rimasto bloccato nei ghiacci per dieci mesi. Ora l'impoverimento della coltre ghiacciata ha cambiato la scena e quest'anno gli amministratori della Northem Sea hanno autorizzato il transito a ben 204 navi (nel 2010 solo quattro).

Se ai fini commerciali questo potrebbe rappresentare un vantaggio, per l'ambiente evidenzia una preoccupante situazione: i ghiacci artici infatti nel 2013 hanno raggiunto una superficie che si colloca al sesto posto dei valori di ritirata.

La nuova sfida sarà trovare un equilibrio tra la difesa della Terra e gli interessi economici commerciali legati a queste rotte

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