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Che fa… allunga? Maratona di New York 2019

Written by Team divisionesvago.it. Posted in Bollettino

Domenica 3 novembre 2019 si è corsa la 49esima edizione della maratona più famosa al mondo, la maratona di New York, una delle sei Abbott World Marathon Majors. Un evento che vede al via più di 50.000 persone, provenienti da tutto il mondo, riunite in quella che non è solo una corsa podistica, ma è una festa, un evento per la città di New York, una sfida per tutti i partecipanti. 

Il percorso della maratona

La maratona prende avvio nei pressi del ponte di Verrazzano, collocato a sud della città. L’organizzazione mette pertanto a disposizione di tutti i partecipanti alcuni battelli che collegano la zona di Manhattan a Staten Island, luogo di partenza della gara. Un grande village accoglie tutti i maratoneti dal mattino presto fino all’inizio della competizione, che ha luogo in quattro diverse ondate (wave), a distanza di mezz’ora una dall’altra. Il clima può risultare più o meno favorevole. Trovandosi a ridosso dell’oceano e nella stagione autunnale può capitare che la giornata sia piuttosto rigida, soprattutto se ventosa; può essere utile portarsi da casa una tuta da tenere addosso fino a pochi minuti prima della partenza e da lasciare in appositi contenitori. Tutte le tute raccolte vengono poi donate dall’organizzazione ad associazioni di volontariato della città. Il ponte di Verrazzano fa da cornice ai primi chilometri di gara: un breve tratto di salita, lascia subito spazio ad una lunga discesa che si corre circondati da migliaia di runner in un lungo serpentone di diverse centinaia di metri. Il percorso segue la 4th Avenue, entra prima nel quartiere di Bay Ridge, poi in quello di Sunset Park. Entrambi sono costituiti da case a schiera, alte non più di quattro piani e da numerosi negozi collocati agli incroci delle strade. Fin dai primi metri dopo il ponte di Verrazzano e con la sola esclusione dei ponti presenti lungo il percorso, ai lati della strada una ininterrotta fila di spettatori non smette mai di sostenere la fatica dei podisti; si vedono band musicali, gruppi di ballo, striscioni e cartelli di ogni genere.

La medaglia dell’edizione 2019

Alcuni saliscendi portano alla conclusione dei primi 10 chilometri, i più semplici di tutta la maratona. Si prosegue a cavallo dei quartieri di Gowanus e Park Slope, fino a lasciare 4th Avenue. Si svolta a destra ed inizia la prima asperità del percorso, una lunga salita che conduce sino al punto più alto di Brooklyn, Clinton Hill. In questo tratto il pubblico è molto vicino ai corridori ed il tifo assordante. Si concludono le prime 10 miglia di gara con una lunga discesa che porta la corsa verso Williamsburg, un quartiere caratterizzato dalla presenza di numerosi murales. Senza ulteriori difficoltà altimetriche si raggiunge la mezza maratona, lasciandosi alle spalle Brooklyn, borough (borgo) nel quale si svolge tutta la prima metà di gara. Attraverso Pulaski Bridge si entra per un breve tratto nel Queens, lungo Long Island City, quindi si prosegue verso Manhattan che si raggiunge grazie Queensboro Bridge. Questo è uno dei tratti più duri della maratona: il ponte infatti è in costante salita ed alla sua conclusione una ripida discesa accumula fatica nella gambe. Superato il ponte, la salita non si conclude, ma prosegue ancora per un paio di chilometri lungo la 1st Avenue attraverso l’elegante Upper East Side. Il 30esimo chilometro segna l’ingresso in East Harlem, uno degli ultimi tratti pianeggianti del percorso, gli ultimi dieci chilometri infatti sono piuttosto impegnativi. Si tocca prima il punto più a nord con il breve, ma tortuoso passaggio nel Bronx, quindi si torna verso sud lungo la 5th Avenue, superando Harlem. Central Park è il protagonista della parte finale della gara, ma prima di entrarvi occorre superare l’ultima asperità del percorso. Diverse file di pubblico rendono unici gli ultimi minuti della maratona e spingono i partecipanti verso la conclusione, la medaglia ed il meritato riposo. 

L’idea di parteciparvi è nata da un amico, che ad inizio agosto 2019, propone di iscriverci alla maratona. Nessuno dei due ha mai corso questa distanza, ma spinti da un po’ di incoscienza giovanile, ci mettiamo in gioco. La preparazione consiste in uscite di fondo lento, alternate a qualche lavoro di ripetute e ci accompagnano nei mesi di agosto, settembre ed ottobre. Arriviamo all’evento certamente pronti, ma non del tutto consapevoli di quello che ci aspetta: 42 chilometri sono molti e dovremo vedere come reagiranno le gambe al difficile percorso di New York. La giornata fortunatamente è molto bella, il sole è abbastanza caldo e prendiamo il via con la seconda wave alle 10:15. La prima metà di gara come da previsioni non presenta alcun inconveniente e passiamo alla mezza maratona in 1h55′. La fatica inizia a farsi sentire da Queensboro Bridge e renderà gli ultimi dieci chilometri piuttosto impegnativi, portandoci a concludere in poco meno di 4h30′.

La maratona è di per sé un’esperienza molto bella e particolare, correre la maratona di New York per molti rappresenta un sogno, per alcuni un obiettivo sportivo, per altri “una delle cose da fare nella vita”. L’esperienza vissuta è stata unica, la soddisfazione di concludere la prima maratona molta; i 42 chilometri (e 195 metri) hanno richiesto tanto sforzo, ma rimarranno un fantastico ricordo dei 20 anni. 

Valle Argentera: cascatone del Boucher e goulotte del Rio Gentira

Written by Team divisionesvago.it. Posted in News

La Valle Argentera costituisce una tappa obbligata per tutti gli amanti dell’arrampicata su ghiaccio. A partire dagli anni ’80 questa bella vallata è stata lo scenario di tante salite su ghiaccio, con protagonista indiscusso Gian Carlo Grassi, originario della Val di Susa e pioniere di questa disciplina. Uno dei suoi capolavori, “L’altro volto del pianeta”, si trova proprio qui insieme a tante altre linee, di tutte le difficoltà, che, nel mese di gennaio appena concluso, erano in buone condizioni, pronte per essere affrontate.

Appuntamento con Fede a Cesana, controllo del materiale e breve tratto di macchina fino all’imbocco della valle. Follow ci assicura che le condizioni sono top ed anche l’avvicinamento è tracciato: come direbbe la pubblicità, “Cosa vuoi di più dalla vita? Un Lucano!

La strada che sale da Pont Terribile è in buone condizioni, si sale comodamente senza ciaspole, anche se intorno la neve è abbondante lungo tutto il percorso. La debole luce invernale inizia a fare capolino, ci scalda un po’, prima di lasciarci quando ci dirigiamo verso l’attacco della prima salita di oggi: Goulotte del Rio Gentira. La breve via è costituita da tre lunghezze, la pendenza non supera mai i 70°, tranne che per un corto salto ghiacciato (80°). La prima salita è stata realizzata “ovviamente” da Gian Carlo Grassi, nel dicembre 1985, insieme con Paolo Angela e Elio Bonfanti. È la prima cascata della stagione ed è una buona partenza per piantare nuovamente le picche nel ghiaccio. La goulotte è un po’ magra, ma la salita può essere effettuata senza difficoltà. Con tre doppie scendiamo alla base, quindi grazie alla tanta neve alla fine del canalone e da lì di nuovo sul sentiero di fondovalle.

Il clima favorevole ci convince a proseguire verso una seconda salita: il cascatone del Boucher, conquistato già nell’inverno 1982 da Perona e Toso. L’attacco è un po’ più lungo e faticoso a causa della pendenza del canale di accesso. La cascata è ben formata e ricca di ghiaccio ed offre diverse linee di salite. Davanti a noi tre ragazzi di Andorra ci precedono, salgono decisi ed appena raggiungono la prima sosta, parte anche Fede. Il primo tiro è lungo circa 55 metri: ad un primo tratto verticale, segue una sezione che si supera con un diagonale verso sinistra, fino a raggiungere la verticale sotto la sosta. Una seconda sezione verticale permette di raggiungere un affioramento roccioso, dove sono presenti due spit e numerosi cordini.

La giornata è stata lunga e la luce diminuisce, decidiamo pertanto di scendere alla base, senza completare la salita: sarà per la prossima volta!

Prima di raggiungere la macchina la strada è ancora lunga, prima il fondovalle, poi la strada innevata fino a Pont Terribile. Prima di concludere la nostra bella giornata la luce è gia finita e le fidate lampade frontali ci riportano al punto di partenza.